C’ERA TANTA NEBBIA. 

Io non ero ancora me stessa.


Però avevo una vita di 18 centimetri, vestito di Laura Ashley che la sottolineava, come si addice alla  ragazza per bene arrivata dall’America, dipingevo acquerelli romantici che raffiguravano le vedute della vecchia Europa.
Tutti quelli che incontravo mi proponevano di diventare il loro braccio destra: una signora chi vendeva ali per gli aeroplani mi voleva come sua segretaria personale, un’editore importante mi voleva per aiutarlo a scegliere testi per la stampa, un grafico di “Avanti” mi ha proposto un posto fisso per fare l’impaginazione.
Poi è arrivato un uomo chi non sprecava tempo a fare proposte; ha deciso per entrambi: "E’mia."


Come poteva succedere? C’era tanta nebbia...


Nel cortile  cresceva un albero piegato fino la terra dal peso della frutta matura.
Vedi, cosi è il mio cuore: è piegato con l’amore per te come quest’albero.
Pure il mio lo era, ma non per lui, lo era per l’albero, perchè cresceva dentro un recinto e non sull’ incrocio, che non poteva sfamare quelli chi ne hanno bisogno, per il fatto che era ferito; non riusciva ad alzarsi, prostrare i rami al cielo, non avrebbe potuto mai più amare il vento...
Pensieri di questo genere non si addicevano alla promessa sposa, gli spazzavo via dal tavolo insieme con le briciole del pane dopo cena. Perché pensare all’albero? Doveva pensare di mio futuro marito: uno dei artisti europei più bravi, la cui carriera stava prendendo altezza sempre più ampia. Ma quando pensavo a lui diventavo infelice, lo già ero:come mai prima e come mai dopo.
La nebbia,  era cupa,  piegata a terra dalla sua tristezza non condivisa; nebbia era il desiderio di piangere senza motivo, era anche l’impossibilità di farlo, quella nebbia era bruciata come terreno del deserto.
Dipingevamo la nebbia insieme: lui bene, Io male.
Suoi quadri giustamente si vendevano in tutta l’Europa, i miei, giustamente, non si vendevano.
Sul tavolo c’era una rivista che spiegava perché:” Lorrein. Turner. Il suo illustre cognome che tra poco sarebbe dovuto diventare il mio.
Sui muri c’erano appesi i suoi   quadri, uno più bello del altro, raffiguravano palazzi Veneti che fluttuavano nella nebbia, paesaggi marini, vedute della vecchia Europa mentre piove. Erano fatte con incredibile maestria, non erano per niente peggiori dei capolavori nei musei…Tutto era così bianco-rosa, così raffinato; pure mio promesso sposo lo era: sempre elegante, quando dipingeva; polsini luccicavano, non si sporcava mai le mani.


Vita a due:
Ti hanno chiamato da Milano. Tutto è pronto per la Fiera. Il gallerista arriverà domani a prendere quadri, il suo segretario già sta qua nell’ albergo.
Bene, bene, vieni qua, guarda:ti piace?
Certo. Senti, perché non lo invitiamo per cena? Pensavo: deve essere molto triste stare da solo nell’ albergo in mezzo a questa nebbia cupa. E poi, l’altra volta, quando eravamo tutti nel ristorante, lui mi disse che era un musicista da giovane, ora è un musicista fallito, capisci?
Mia cara, non posso perdere il mio tempo prezioso su qualche insignificante venditore di quadri! Almeno per far piacere al gallerista chi è molto potente… forse sarà scontento che non gli abbiamo mostrato abbastanza rispetto attraverso  il suo segretario. No, d’altronde non credo che sia necessario, davvero.


In quei momenti pensavo, "Non c’è nulla paragonabile alla volgarità di gente proiettata verso successo, come sono logici, lineari, non deviano mai dal percorso stabilito! Tu puoi sputare sangue, morire di fame, spararti dalla solitudine, ma loro volgono le spalle: devono creare bei quadri, fare esercizi per il concerto, scrivere loro tesi..." Nei momenti come quelli pure il pornoshop del paese paragonato alla nostra casa mi sembrava il tempio dell’innocenza. 
Ma questi pensieri non s’addicevano alla signorina minuta predestinata a decorare la teiera bavarese, non scordiamo: tra poco Io dovevo cambiare il mio cognome. E allora  spazzavo via pensieri del mio disgusto come fossero briciole del pane.
Era il suo trentesimo compleanno. Come celebrare il tempo che passa? Naturalmente, migliorarsi in qualche modo. Per esempio, comprare un mandolino antico, imparare come suonarlo da solo in breve tempo.
"Finalmente potrò cantarti le serenate come si deve!"


Come era romantico mio futuro marito!...dunque, il mandolino antico. Bell’ idea, ma bisognava pure COMPRARLO. Costava una follia, tre mila euro o quattro. Non è che non aveva i soldi, vendeva bene i suoi quadri, ma nel suo DNA era stampato: "MEMBRO DEI CLUB DEI RISPARMIATORI"
L’aspirante musicista ha passato l’intera giornata a torturarsi, entrava nel negozio, toccava antico strumento, lo esaminava, poi diceva, "No, no, è una cosa seria, ci devo pensare.", poi usciva di corsa, poi rientrava dopo mezz’ora, l’accarezzava, poi di nuovo lo metteva da parte. Era teso, sudava. Togliere tre mila euro dal deposito in banca?...  Sembrava un Amleto torturato da sua domanda eterna, esistenziale. Alla fine, quando il negozio stava per chiudere l’ha comprato. Mi ha chiesto, se come cercando l’approvazione, "E’un buon investimento, vero? Ho fatto bene a comprarlo, che ne dici?"
"Lo volevi, dunque hai fatto bene".


Mi verrebbe da dire, "Miserabile, non è così che si comprano gli strumenti antichi, le tue serenate mi faranno sempre ricordare la vergognosa scena. Povero mandolino, l’hai offeso, ora sarà sempre muto, gli rimane soltanto fingere che canta nelle mani di suo avido padrone."
Ma questi pensieri non s’addicevano al mio ruolo, gli mettevo da parte, gli mettevo da parte, gli mettevo da parte...
Non erano solo pensieri, c’erano pure visioni inquietanti:
Nel letto ansimava un’enorme balena tirata fuori degli abissi profondi:  pelle nera, tonnellate di carne tenera rosa, sguardo sbalordito che non capiva niente.
Dio mio, sono Io quel pesce! E’ possibile che lui è talmente stordito che non vede che non sono un dipinto sulla teiera? Ora si sveglierà e si metterà ad urlare per l’orrore.


Lui si è svegliato nervoso, vedevo ancora il suo sogno.
-Ti ho sognato.
-Davvero?
-Dovevo comprare delle cose nel paese, quando torno ti vedo nel cortile accanto il fumaiolo bruciato, manca casa. Dico, "Amore, ma che successo?"
"Niente, mi rispondi, pensierosa, perché?"
"Come, è dov’è la casa?"
"Ah si, è bruciata-ho messo l’acqua per il te’, l’ho scordato"
"Cosa? Hai bruciato la casa?"
"Bah, capita, ma perché ti preoccupi tanto? "


Dunque sapeva a suo modo che ero balena.


Arrivavano galleristi, portando con se pettegolezzi. Si parlava di chi è importante, chi lo è meno.
Nel frattempo nell’ angolo dietro il divano qualche mano crudele accoltellava il Tempo. Non c’era nulla da fare per aiutarlo. Io guardavo fuori della finestra dove tra le nuvole della tempesta nuotava la luna. Cosa non avrei dato di starli accanto! Ma erano pensieri e visioni da mettere da parte.
La domanda giusta da fare a  questo punto sarebbe, "Ma perché li mettevi da parte, per quale motivo?"
La risposta più ovvia : "La confusione totale", ma non era solo questo, lo era anche.
Siamo tutti parte di una catena antica, insegnamenti dei nostri avi sono nostra forza ma anche la nostra rovina. Nella mia famiglia c’è stato sempre il culto dell’uomo che ha talento. Quelli chi avevano il talento venivano venerati, aiutati in ogni modo, i loro difetti erano da tollerare senza la discussione. Erano considerati uomini sacri, da proteggere, da amare. Forse si trattava di un concetto antiquato, ma mi è stato trasmesso quello ; nel mio paese le donne da secoli si piegavano fino a terra, come quell’albero pieno di frutta , loro cuori colmi d’amore per il poeta, l’artista, il pensatore, il recinto  di quel terreno fu la "famosa anima russa". Amare il vento? Non s’addiceva alla nostra cultura, non c’era un tale ruolo.


Il mio futuro sposo fu un grande pittore, un poeta a suo modo, sicuramente un pensatore vivace. Lo  dovevo amare secondo gli insegnamenti antichi, ma non lo amavo, amavo i suoi quadri: il che è diverso. Tutto ciò che avrebbe potuto dirgli contro fu cancellato da un invincibile argomento: si trattava di un uomo creativo e dunque lui ha ragione. Purtroppo sugli scaffali tra i libri costosi e patinati non c’era un libricino che ho trovato nella spazzatura ieri. Se avesse saputo allora che: il nagual ( l’inspiegabile, l’ignoto che si trova fuori di ogni cosa che ci conosce) è responsabile per la creatività, il nagual è l’unica parte di noi che può creare. Gli chiese come spiegare il fatto che avessimo costruito superbi edifici e macchinari. Questa non è creatività, disse. E’ solo modellazione. Possiamo modellare qualsiasi cosa con le nostre mani, da soli o con l’aiuto degli altri. Un gruppo di tonal  (tutto cioè che si vede, si capisce, si conosce) può modificare qualsiasi cosa: gli edifici superbi di cui parlavate.
"Cos’è la creatività?" dopo chiede l’autore. Don Juan lo risponde, "Seguire il sentiero del cuore."
Se avesse saputo allora che la creatività è il sentiero del cuore, non sarei così diligente nel spazzare via i miei pensieri…ci volevano anni per arrivarci, comunque.


Pure mio promesso sposo era vittima del concetto sbagliato, quella nebbia che dipingeva da una vita gli è capitata in forma di una donna. Era abituato all’idea che si deve prendere per avere ciò che piace. Invece doveva attraversarla e basta. Come si fa prendere  oppure avere qualche cosa d’indefinito, che c’è e non c’è, che può disintegrarsi in qualsiasi momento? Sapeva di cosa si tratta? Certo che lo sapeva, sapeva pure cosa gli toccava di fare: rimaneva soltanto perdersi dentro quell’ spazio senza riferimenti, senza cielo, senza orizzonti, senza speranza.  Lui stava per farlo.


Ma nello stesso tempo voleva avere, tale fu l’insegnamento dei suoi avi.


Intanto vita a due:


-Domani c’è la fiera, è un po’ faticoso, ma vorrei che tu sia pronta alle 9.
-Non vengo, quel supermercato super illuminato mi fa orrore. A che ti servo?
-Sei la mia donna, vorrei che tu mi sia a fianco sempre, nel bene e nel male.
-Stai tu al mio fianco allora. Lascia stare le fiere, dipingiamo insieme e basta.
-Mi piacerebbe, ma bisogna pure far soldi.
-Ce ne sono, mi pare.
-E quando finiscono?
-Ci si vede.
-Non funziona così, e comunque non è solo questo.
-Ah, c’è pure del altro?
-Vedi, quadri sono come bambini, bisogna piazzarli bene. Quando avremo figli, quando diventerai mamma, capirai meglio perché faccio le fiere. Intanto, prepara quel vestito che ti si addice bene, domani alle 9 dobbiamo essere pronti per partire.


Tutto era così logico, lineare. Sicuramente da me s’aspettava qualche cosa del genere, anche io aspettavo qualche cosa del genere da me stessa. Stare accanto durante la fiera o no? Forse aveva ragione, che ne sapevo che cosa significa "inserirsi"?


Oppure, aveva ragione  la voce che veniva da dentro, "Forse non è tua lotta, non è tuo uomo? Perchè devi stargli a fianco?" Ma Io abbassavo volume, avrei fatto qualsiasi cosa per non sentir quella voce. Essa m’istigava di andare contro gli insegnamenti dei miei avi, mi diceva di fare un falò del mio recinto, il recinto: versione tradizionale della famosa "anima Russa".
Certo che volevo bruciare la casa ed il recinto! Ma mi domandavo:"E cosa mi sarebbe rimasto dopo? Solo la nebbia nello stato puro, neppure l’artista che l’attraversa, col suo cavalletto, con bellissimo quadro fresco in mano, la tavolozza stupenda tappata sul cavalletto?"


Ero confusa, non ero me stessa, non ancora, eppure non sono andata alla fiera quel giorno, meno male.  Ho tirato fuori il portafoglio vuoto, ( lo era allora e lo è fin ora, in questo senso sono sempre stata lineare), li era preservato il numero di telefono molto prezioso, assolutamente da non abusare per sciocchezze.
"Allo, allo, cielo? Mi passi un reparto dei desideri , angelo custode tale e quale"
"Buon giorno,  che c’è? ", mi risponde una voce divertita.
"Vorrei invitarla  a prendere una tazza di tè, sto diventando sempre più brava di versarlo."
"Come no, arrivo!"
Dopo di che nel telefono fa "tuu, tuu, tuu"


Arriva la creatura celeste, ma non si siede al tavolo. Fa “un giretto”. Sfoglia un paio di libri dagli scaffali antichi, mi dice

-E’ colto il padrone di casa: astronomia, fisica, storia dell’ arte…”
-E’vero, è colto. 
-E poi deve essere molto generoso: ogni libro costa 200 euro  in su! Che desiderio di conoscere!..
-Impressionante!!!
-Già.
Poi si sofferma d’avanti ad un’quadro.

-L’ha dipinto lui? Ma è stupendo! Non mi dica che non è un quadro stupendo!
-Lo è.
-Non la vedo contenta, però. Qual è il problema?
-Tutto ciò sembra così normale; eppure non lo sento vero. Vorrei proporre modifiche a questa melodramma borghese. Per esempio, lo facciamo sposare il vestito di Laura Aschley, visto che gli piace tanto, Io prenderei l’albero, anche come un verme se non c’è un'altra parte.
-Signorina, la vita non è una piece di Ionesco. Inoltre,  abbiamo ricevuto la sua richiesta, è stata protocollata e soddisfatta,  ed ora:che mi tocca di sentire?


A quel punto cambio il tono, lo avvicino più da amica e gli sussurro,

-Non sia sleale,  l’angelo custode non esiste per prevenire che uno faccia delle stupidaggini? Tutto va bene, ma non sono stata mai così infelice, la vita con lui è una tortura, cosa devo fare?
-Cosa ti ferma di sbattergli la porta in faccia? Mi pare che sei la prigione di te stessa, il cuore sta vagando, perso, nel lungo corridoio buio.
-Si, pure a me pare la stessa cosa. Ma come uscirne?
-Se sei la prigione, sei anche la chiave, se sei carcerato, sei anche il desiderio di fuggire. Fallo.
-E poi?
-E’ come con soldi: si vedrà!
Al suo ritorno la valigia è pronta. Domani parto.
-Sei semplicemente di pessimo umore, aspetta!
-Lo sono sempre stata da quanto siamo insieme.
-Ma dove vai?
-No lo so.
-Appunto, tu non hai dove andare!
-Per fortuna non ho neppure dove rimanere.


Cosa c’è da aggiungere? E d’improvviso mi dice:
- Sapevo che finirà male. Conoscendoti ho capito qualche cosa di molto profondo riguardo al Comunismo. Entrambi siete desiderabili, ma completamente impossibili.
La nebbia fu tagliata da un raggio di luce brillante.

- Grazie per l’illuminazione!
Al rogo vecchia "anima Russa"!  Viva la Rivoluzione! L’albero va espropriato e reimpiantato sull’incrocio; è un bene comune.
Desiderio di comunismo non è comunismo. Non ero ancora me stessa, però intuivo: Comunismo doveva ancora venire! Impossibile, dici?

Dipende chi suona il mandolino antico. 

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